Sulla bellezza collaterale..

Collateral Beauty ha un titolo che renderebbe di più in italiano: la bellezza collaterale sarebbe. Ma cosa significa? La bellezza collaterale è qualcosa che ti resta dentro per un po’ di giorni, ci pensi, ti piace, te lo ripeti, ti convinci e alla fine lo fai tua. Sì, forse non esiste una definizione univoca. Esiste una propria personale definizione, o così mi piace pensare. Avevo letto diverse recensioni: tutte negative o comunque neutrali nei confronti di questo film. Avevo sentito pareri discordanti che descrivevano il film come qualcosa di triste in maniera esagerata da farti piangere per 90 minuti. E invece? Invece nulla di tutto questo. Collateral Beauty è un gran bel film con tanti bravi attori a partire da Will Smith, ben lontano da quel comico degli anni novanta che recitava adolescente nel telefilm Il principe di bel air. Collateral Beauty è la speranza dopo il dolore. È una filosofia di vita. Sintetizza in tre temi la nostra vita che si alterna tra le mille sfumature dell’amore, l’illusione e la percezione soggettiva e talvolta dolorosa del tempo e infine la morte. Concetti così semplici e banali che però facciamo fatica ad accettare. Il film te li mette davanti nudi e crudi senza se e senza ma e ti sprona, sì ti sprona a VIVERE senza lamentarti, ma con la piena assunzione delle proprie responsabilità. Quindi l’ho fatto mio, non ho trattenuto le lacrime, ho sorriso, ho riso e ho pensato. Si ho pensato molto, alla bellezza collaterale della vita, che toglie da un lato, ma dall’altro fa luce ed è proprio in quella luce la bellezza collaterale…. 

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Il Grande Gatbsy: non si può ripetere il passato

“Non si può ripetere il passato”. “Non si può ripetere il passato? Ma certo che si può”.

Sarà che avevo appena pubblicato il primo post sul mio viaggio a New York, sarà che in fondo al mio pessimismo cronico e malinconico c’è sempre la speranza che non muore mai, nonostante tutto, sarà perchè sono molto legata al passato e a fatica riesco a dimenticarlo… sarà per un milione di altri motivi ma a me il Grande Gatsby è piaciuto molto. Mi è piaciuto così tanto che tornerei a rivederlo oggi. Nel frattempo mi sono comprata la versione originale del libro e non vedo l’ora di leggerlo, per capire se confermerà la mia teoria che il Grande Gatsby è una gran bella storia o se mi riporterà con i piedi per terra e mi farà capire che in fondo in fondo è una storia come tante altre!

Parlò a lungo del passato, e compresi che voleva recuperare qualcosa, forse una qualche idea di se stesso, che era finita nell’amore per Daisy. La sua vita era stata disordinata e confusa da allora, ma se riusciva una sola volta a ritornare a un certo punto di partenza e ricominciare lentamente tutto daccapo, sarebbe riuscito a capire la cosa che cercava… Una notte d’autunno di cinque anni prima stavano camminando con le foglie che cadevano, e arrivarono a un posto dove non c’erano alberi e il marciapiede era bianco per il chiarore lunare. Si fermarono e si voltarono l’uno verso l’altra. Era una notte fresca con quella misteriosa eccitazione che i cambi di stagione creano. Le luci tranquille delle case ronzavano nell’oscurità e c’era un fruscio e un bisbiglio tra le stelle. Con la coda dell’occhio Gatsby vide che gli edifici formavano una scala che saliva fino a un luogo segreto sopra gli alberi – poteva scalarla, se l’avesse fatto da solo, e una volta là, avrebbe potuto succhiare il nettare della vita, ingollare l’incomparabile latte della meraviglia. Il suo cuore battè sempre più forte quando il viso bianco di Daisy si avvicinò al suo. Sapeva che baciando quella ragazza, e unendo per sempre quelle indicibili visioni al mortale respiro di lei, la sua mente non avrebbe più spaziato come quella di un Dio. Perciò aspetto. Ascoltando ancora per un momento il diapason che aveva battuto su una stella. Poi la baciò. Al tocco delle sue labbra, Daisy sbocciò per lui come un fiore e l’incantesimo fu completo. Tuto quello che disse, nonostante lo spaventoso sentimentalismo, mi ricordò qualcosa – un ritmo elusivo, un frammento di parole perdute, che avevo sentito da qualche parte tanto tempo prima. Per un momento una frase cercò di formarsi sulle mie labbra, socchiuse come quelle di un muto, come se stessero lottando con più di un filo d’aria allarmata. Ma non emisero nessun suono, e quello che avevo quasi ricordato diventò inesprimibile per sempre.

A chi consiglio di vederlo: a chi ha apprezzato la versione rock di Romeo e Giulietta firmata da Baz Lurhmann, a chi ama i film ambientati negli scoppiettanti anni trenta americani, a chi crede in qualcosa fino in fondo e continua a crederci nonostante i no e gli schiaffi, a chi ama New York e ne vuole scoprire le sue origini e i suoi anni migliori!

Buona Visione! 🙂

Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni..

Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (pessima traduzione dell’inglese You Will Meet a Tall Dark Stranger…) è l’ultimo film del grande Woody Allen, che conta tra i protagonisti Antonio Banderas, Antony Hopkins, Naomi Watts e tanti altri ancora.

La commedia ruota intorno alle varie e divertenti vicende di due coppie, con il leitmotiv del potere dell’illusione, che sottolinea Allen a volte è migliore di una medicina … fin che dura.. nel senso fino a quando l’illusione non si scontra con la realtà.

La critica cinematografica si è divisa di fronte a questo ultimo film firmato Allen: chi sostiene che il regista sia diventato troppo pessimista, parlando ultimamente solo di caducità e brevità della vita, chi invece parla di un Allen maturo, che affronta quindi tematiche differenti rispetto a quelle di quando era più giovane e senza dubbio, permettetemi di dire, frivolo.

Io penso che il film metta in luce problemi ed esigenze di una generazione che si trova alle prese con la vecchiaia e che fa di tutto per sentirsi giovane. Anche il tema dell’illusione mi sembra interessante, come il messaggio che Allen vuole trasmettere: talvolta l’illusione (anche se per brevi lassi di tempo) ci aiuta ad essere felici… Quindi perchè rinunciarvi? Nel film Helena è felice nei momenti in cui pensa che il suo affascinante capo sia invaghito di lei… si illude suo marito Roy quando pensa di aver trovato il successo pubblicando un libro non suo, rubato… e così via… Come tutte le cose belle della vita anche l’illusione ha una fine… ma perché rinunciarvi?!

Lascio a voi commenti e riflessioni! 🙂

Genitori e Figli: Istruzioni per l’uso

In una stagione così ricca di film italiani non potevo perdermi il film che il regista Giovanni Veronesi dedica al padre scomparso “Genitori e Figlio: agitare bene prima dell’uso”.

La trama del film è abbastanza povera e nè fa impazzire dalla gioia i suoi spettatori nè porta a qualche riflessione morale. Due sono i punti di forza del film: da un lato i suoi attori – tra i più famosi italiani, Michele Placido, Elena Sofia Ricci, Margherita Buy, Silvio Orlando e last but not the least la simpatissima Luciana Litizzetto – dall’altro la colonna sonora – Maledetto Ciao – della bravissima Gianna Nannini, che tra l’altro è presente nel film nei panni di se stessa.

Guardatevi il trailer:

Sicuramente non mancano le risate nel film, considerando anche gli attori che ci sono e il loro storico… onestamente come si fa a non ridere quando apre la bocca la bionda lucianina??!!  Detto questo il film ruota intorno al rapporto burrascoso che padri e figli, il tutto ovviamente in una declinazione moderna, dove cambiano i motivi degli scontri, ma dove ciò che resta invariato è proprio la diversità di opinioni tra grandi e piccoli. Alcune divergenze si appiattiscono e si risolvono  altre, con la fine del film, restano irrisolte, come ad esempio il figlio che all’università preferisce i provini in TV come modello e come partecipante al reality show Il Grande Fratello.

Consigliato come film per una domenica di pioggia per farsi qualche sana risata e ricordare i tempi lontani quando eravamo bambini!

Mine Vaganti, ultima nata di casa Ozpetek!

Mi piacciono molto i film di Ferzan Ozpetek per la sua capacità di raccontare storie di ordinaria ottusità mentale su tematiche che sono la normalità e che per nulla ragione al mondo dovrebbero essere motivo di discriminazione. L’ultima creazione di quest’artista di nome Ozpetek è Mine Vaganti, interpretato da bravissimi attori italiani, come Alessandro Preziosi, Riccardio Scamarcio, Elena Sofia Ricci, Ennio Fantastichini, Nicole Grimaudo, Carolina Crescentini e tanti altri ancora…

Tre soli ma buoni motivi per regalarsi questo momento di sana risata al cinema:

  1. Il film è interamente girato nella straordinaria e bellissima (ammetto a sorpresa) città di Lecce, con il suo centro in stile barocco dove si respira ancora l’aria del passato;
  2. La colonna sonora – 50.000 lacrime byl’estrosa Nina Zilli- che chiunque esca dalla sala, cantichierrà fra sè e sè per i seguenti giorni! Orecchiabile e capace di far rievocare con nostalgia i lontani anni sessanta.
  3. Quel sentimento latente ma percettibile di malinconia negli occhi di alcuni personaggi che si esprimo durante il film solo con qualche esplicito sguardo o qualche tagliente affermazione.

Consiglio la visione di Mine Vaganti a tutti quei benpesanti che con ignoranza e ipocrisia pensano ancora che l’omosessualità sia una malattia e che gli omosessuali, perchè ritenuti diversi, siano di conseguenza da allontanare..

Invictus, lezione di vita per tutti

Ho aperto un blog personale per poterlo curare con costanza e passione, così come un blog deve essere seguito e mantenuto e sono caduta senza volerlo, travolta dalla quotidianità e dalle numerose novità della mia vita, nell’errore più grande e più grave che un blogger potesse fare: abbandonare il proprio blog. Me ne scuso profondamente, ma questo mese di febbraio mi è fuggito dalle mani, pieno di emozioni, novità e nuove sfide da affrontare.

Per farmi perdonare ecco il trailer di un bellissimo film che vi consiglio vivamente di andare a vedere per differenti motivi. Il film in questione è Invictus, diretto e prodotto dal grandissimo Clint Eastwood, che grazie ai capolavori di questi ultimi anni è diventato il mio regista e attore preferito.

Gli attori principali sono il bravissimo Morgan Freeman, nel ruolo, non facile, di Nelson Mandela, di cui stuipiscono le straordinarie somiglianze fisiche e il giovanissimo Matt Damon, perfetto nel ruolo del capitano della squadra di rugby del Sud Africa. Il film è avvincente e ha inizio con l’uscita di Mandela dal carcere di Rob Island, dove era rimasto rinchiuso per 30 lunghi anni e il suo successivo diventare presidente della nazione portando così fine al terribile periodo dell’apartheid.

La figura di Mandela al potere del Sudafrica da inizio ad un nuova era, sicuramente non facile, ma capace di portare nuovi cambiamenti. Colpisce al saggezza e la serenità di Mandela al potere che fin da subito consiglia ai suoi più vicini collaboratori di instaurare un’azione del perdono nei confronti dei bianchi, per non cadere nello stesso errore che loro stessi hanno commesso per anni. Il perdono, dice Mandela, libera l’anima.

Bellissimo il rapporto di stima e confidenza che nasce tra il presidente e Francois, Matt Damon e molto emozionante il lieto fine con la vittoria del sudafrica ai campionati mondiali di rugby con una conseguente conciliazione del popolo sudafricano, diviso fino a quel momento dal male dell’apartheid.

Unico difetto del film, per essere proprio critici, è la mancanza totale della storia del SudAfrica e della storia personale e dolorosa di Nelson Mandela. Consiglio il bellissimo libro di Dominque La Pierre che ripercorre la storia del Sud Africa (tanto di moda quest’anno per via dei futuri mondiali di calcio) dal ‘600 ai giorni d’oggi nel libro “Un arcobaleno nella notte“.

La domanda che mi sorge spontanea alla fine è quanto sia oggi unito il popolo sudafricano e quanto resti dell’apartheid. La lezione del perdono avviata da Mandela resta, comunque vada, un esempio con pochi altri paragoni nel mondo, che un pò tutti, anche nel nostro quotidiano, a volte toccato da facili e futili arrabbiature, dovremmo accarezzare per vivere meglio con noi stessi e con gli altri.

Perchè non perdersi Tra le Nuvole!

Tra le nuvole – Up in the Air – è uno di quei film che vai a vedere senza troppe attese e solo per la partecipazione del tanto affascinante quanto chiacchierato George Clooney. Il film si dimostra fin da subito non solo molto attuale, per la tematica dei licenziamenti di massa in tempi di crisi, ma solleva anche una tematica sicuramente attuale e che più o meno da vicino ci ha colpito tutti: di incontrare qualcuno che non vuole “impegnarsi”.

Vi dirò quindi perchè non dovete perdervi Tra le Nuvole: oltre che essere molto attuale, il film fin da subito evidenzia la capacità di George di vivere praticamente ogni giorno della sua vita per il suo lavoro, senza legami, senza amicizie, senza famiglia ma con la sola passione per il suo lavoro (un pò sadico considerato che è un head cutter – tagliatore di teste) e del volare da una città all’altra degli States. Unico obiettivo: diventare il viaggiatore con il maggior numero di miglia percorse. George è anche un importante relatore e teorico della teoria dello zainetto, inteso come tutti i pesi della vita quotidiana – pensieri, impegni, fidanzato, famiglia, figli eccetera. Lui sostiene infatti che per vivere serenamente bisogna levarsi dalle spalle lo zainetto. Fin qui tutto bene, nel senso che George è un uomo contento e soddisfatto della sua vita, nonostante questa sua teoria egocentrica, non condivisibile ma pur sempre rispettabile. Questo fino a quando la sua vita viene toccata da Alex, affascinante donna in carriera che fa perdere subito la testa George e dal matrimonio della sorella Giuly.

George capirà troppo tardi che la vita in fondo in fondo in due è meglio e che una vita dedita completamente e solamente al lavoro, senza stabilire e concretizzare alcun legame sentimentale, è una vita arida e senza stimoli. L’happy end non c’è .. ma tuttavia il film è molto d’impatto e fa pensare.