Metti un week-end a Roma

Ci sono viaggi che decidi a tavolino.
Ma non per modo di dire. Davvero, tra una chiacchiera e una risata. Si decide così, “di pancia” come si suol dire. Qualcuno dice “perché non andiamo a Roma” e tutti gli vanno dietro con un bel sì corale.

Eccomi quindi qua di ritorno da una toccata e fuga a Roma, la città eterna. La città che più visito, più voglio visitare. 

Due giorni pieni di lei e TAC, la voglia di rivederla è ancora lì latente in me, nei miei pensieri. 

Se Roma fosse una persona sarebbe una di quelle persone sfacciatamente belle, di una bellezza oggettiva, con tratti malinconici e sofferenti, ma con un’attrazione senza pari.

Avevo già visto Roma, sì certo tante altre volte. Anche con le stesse persone di questo giro. Ho tanti ricordi di questa città. Da bambina con i miei genitori, da quasi maggiorenne per il giubileo, da ragazza con le mie amiche, da adulta in solitaria. Ma mai come questa volta ho apprezzato la sua bellezza. 

La sua bellezza al naturale, con la pioggia. La sua bellezza notturna quando tutto tace. La sua bellezza di quasi primavera, quando verso mezzanotte passeggiando verso i Fori Romani senti quell’odore di natura, di fiori che sbocciano, di cambiamento imminente.

Roma è così. Non la finisci mai di conoscere. Ti stupisce sempre. Staresti ore a guardarla dall’alto perché hai sempre quella sensazione di non coglierla tutta, di non viverla fino in fondo, come se ti potesse sempre sfuggire una sfumatura.

Ecco perché mi piace Roma. 

Una vecchia canzone diceva “porta con te la voglia di non tornare più”… Ed è proprio quello che accade con certi viaggi.

 

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Sulla bellezza collaterale..

Collateral Beauty ha un titolo che renderebbe di più in italiano: la bellezza collaterale sarebbe. Ma cosa significa? La bellezza collaterale è qualcosa che ti resta dentro per un po’ di giorni, ci pensi, ti piace, te lo ripeti, ti convinci e alla fine lo fai tua. Sì, forse non esiste una definizione univoca. Esiste una propria personale definizione, o così mi piace pensare. Avevo letto diverse recensioni: tutte negative o comunque neutrali nei confronti di questo film. Avevo sentito pareri discordanti che descrivevano il film come qualcosa di triste in maniera esagerata da farti piangere per 90 minuti. E invece? Invece nulla di tutto questo. Collateral Beauty è un gran bel film con tanti bravi attori a partire da Will Smith, ben lontano da quel comico degli anni novanta che recitava adolescente nel telefilm Il principe di bel air. Collateral Beauty è la speranza dopo il dolore. È una filosofia di vita. Sintetizza in tre temi la nostra vita che si alterna tra le mille sfumature dell’amore, l’illusione e la percezione soggettiva e talvolta dolorosa del tempo e infine la morte. Concetti così semplici e banali che però facciamo fatica ad accettare. Il film te li mette davanti nudi e crudi senza se e senza ma e ti sprona, sì ti sprona a VIVERE senza lamentarti, ma con la piena assunzione delle proprie responsabilità. Quindi l’ho fatto mio, non ho trattenuto le lacrime, ho sorriso, ho riso e ho pensato. Si ho pensato molto, alla bellezza collaterale della vita, che toglie da un lato, ma dall’altro fa luce ed è proprio in quella luce la bellezza collaterale…. 

Ricomincio da me…

Ultimo giorno dell’anno e ultimi pensieri in testa. Tanti, intricati, confusi, belli e brutti. Un melting pop di emozioni che nelle ultime 72 ore hanno reso questo anno non tra i più belli da ricordare. 

Che fare, quindi? Pochi minuti per decidere l’altra sera, poche strade davanti, poche scelte, tanta delusione e tanto amaro in bocca. Mi sono detta: o cerco di rialzarmi subito o così rischio di ammalarmi per davvero. Ho fatto armi e bagagli e ho iniziato a pensare di nuovo a me, una nuova me, sicuramente con più ferite da rimarginare, con più dolore negli occhi (quello no, ahimè non si può cancellare con il tasto delete), ma anche con un solo unico obiettivo in mente: ritrovare il buon umore, la serenità, l’equilibrio, la voglia di vivere e quella capacità di trovare sempre il lato positivo in ogni cosa. 

Alla faccia di chi un giorno mi disse che non ero resiliente?! Ma il resto è storia e probabilmente all’epoca non lo ero ancora diventata. 

Ecco allora la mia esigenza di parlare oggi di quello in cui credo:

  • Credo nella gioia dei piccoli momenti.
  • Credo negli amici, tanto, sempre e comunque. 
  • Credo nelle giornate di sole.
  • Credo nel fascino della nebbia.
  • Credo nei consigli.
  • Credo nei bicchieri di troppo.
  • Credo nel potere della scrittura.
  • Credo che l’ottimismo sia meglio del realismo.
  • Credo nel disordine organizzato.
  • Credo nei tramonti lunghi e profondi.
  • Credo negli abbracci sinceri, tanti, bellissimi e calorosi negli ultimi giorni.
  • Credo nei sorrisi degli sconosciuti, di quelli rubati e inaspettati.
  • Credo nelle risate assurde, quelle che ti portano alla lacrima e al mal di pancia.

  • Credo nei bagni di mezzanotte.
  • Credo e crederò per sempre nel mio motto Vivila, a cui avevo già dedicato un post.
  • Credo nei regali sinceri, quelli che fai perché sono sentiti e in quelli inaspettati.
  • Credo nel potere della cioccolata, santa subito.
  • Credo nel l’autoironia e prego di non perderla mai.
  • Credo nella bellezza del parlare per ore e guardarsi negli occhi.

Questo tutto quello in cui credo.

Forse ci saranno errori di ortografia, chissà. Credo anche nell’imperfezione delle cose se fatte con il cuore e con passione.

Credo infine che ce la farò… Proprio come ho sempre fatto..  

10 emozioni che mi mancheranno

Lasciare la strada certa per l’incerta non è mai facile.

Sempre la solita frase fatta che si pronuncia al bar con le amiche o dalla parrucchiera.

Ma ahimè non c’è nulla di più vero nelle frasi popolari, che si tramandano nei tempi.

E’ arrivato il momento di cambiare: di staccarsi dalla quotidianità e di immergersi in una nuova avventura.  Vorrei abbracciare una ad una tutte le persone che ho potuto conoscere in questo intenso percorso di quasi sei anni. Vorrei dire loro cosa mi mancherà di più di “noi”. So benissimo che questo però non è possibile. La mia emotività è oggi alle stelle… Così per codardia lo scrivo e ve lo dedico in 10 punti elencati e numerati non certo per ordine di importanza ma per pura casualità mentale.

Avrete sicuramente modo di leggerlo dopo la piacevole cena trascorsa insieme.

Buona Lettura 🙂

  • Il caffè della mattina con Melissa alle 8.25 prima di leggere la posta e di iniziare a lavorare: un condensato di pensieri e parole che spaziano dall’ultimo look visto sul giornale, alle emozioni più profonde fino a toccare gli obiettivi personali sul lavoro.
  • I messaggi vocali di Greta che esce prima per andare dalla sua splendida figlia e che riassumono i fatti eclatanti della sua giornata. Messaggi che ascolto come consuetudine malata appena entro in auto la sera nel percorso lavoro – casa.
  • I momenti sclero con Marcella che si esauriscono con una fragorosa risata e con una mia massima di circostanza “Beh, almeno ci divertiamo”.
  • Le sessioni in palestra dove in 30 minuti vorrei fare braccia-gambe-glutei-addominali ,.. e che alla fine si riducono in chiacchiere e risate.
  • Le cene di Natale che sembrano sempre le solite ma che ogni anno si caratterizzano  per un evento particolare e indimenticabile.
  • Il club dei cancerini diretto da Francesco! Troppo forte. Un gruppo coeso dell’azienda che condivide i tratti del carattere tipico di chi è nato sotto il segno del cancro: nostalgia, pessimismo cosmico, senso della famiglia… per non parlare poi del tratto condiviso con la T maiuscola: il fatto di essere molto ma molto permalosi!
  • Le telefonate molto frequenti a Michael che iniziano con “Porca Boia” e proseguono con “tic-tic-tic”: segnali chiari di un arrivo imminente di ansia e di paranoie inutili. Lui sa. Anche se voi non capite, fa nulla. 🙂
  • La mia missed twin, Francesca a cui rinfaccio ancora oggi che all’inizio non mi salutava mai. Scherzo ovviamente. Ti voglio bene 🙂
  • Le trasferte (non di lavoro) con Erika, il viaggio a Parigi per esempio. Le nostre chiacchierate, i nostri sfoghi, il nostro combattere quotidiano per un mondo migliore. Al prossimo viaggio insieme. Ti aspetto!
  • Mille altre momenti: i complimenti, i rimproveri, tutte le volte che ho pianto per inseguire un’idea di perfezione, tutte le volte che ho riso come una pazza perché non ce n’era una che andava dritta, tutti i pranzi, tutti i caffè condivisi, tutti gli sguardi di cui mi sono innamorata anche solo per un giorno, tutte le telefonate, tutti i no, tutti i sì, tutti i gossip, tutte le cattiverie, tutte le volte che mi sono sentita orgogliosa, tutte le volte che avrei voluto sbattere la porta e andarmene, tutti questi 71 mesi e 2130 giorni di emozioni. Grazie a voi.

E ora non mi resta che salutarvi e dirvi… che da lunedì inizierò finalmente a dormire sonni tranquilli.

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Ciao

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Ciao – quattro lettere. Il titolo ermetico dell’ultimo libro di Walter Veltroni.

So che molti di voi già staranno storcendo il naso all’idea di un libro a sfondo politico. Ma non è così.

Ciao è un libro che ho letto in un giorno. Mangiato.

Ciao è un libro delicato.

Ciao ti fa riflettere e riporta indietro nel tempo chiunque lo legga. Ciao fa capire a chi ha ancora un padre che è fortunato.

Ciao parla del rapporto figlio – padre, ma di un rapporto mai esistito visto che il padre è morto quando il figlio era ancora troppo piccolo. Veltroni scrive “L’abbraccio del padre è il più difficile da conquistare, come la sua attenzione, il suo accudimento“.

Ciao parla anche del rapporto figlio – madre, di una madre che ha fatto anche da padre. A tal proposito Veltroni scrive “Credo di non averla mai vista piangere ma certo l’ho sempre vista sorridere“.

Ciao è Roma. La sua bellezza e la sua sfrenata malinconia dei giorni di festa. Ciao infatti è ambientato del giorno di Ferragosto, di una Roma deserta ma bellissima proprio perché è vuota. “Il giorno di Ferragosto Roma è sempre meravigliosa. E’ silenziosa, stanca, vuota. Il tempo è dilatato, un minuto ci mette un’ora a passare“.

Ciao è storia e politica. “La politica vera è bellissima. Tanto quanto è orrenda quando si trasforma in semplice mestiere e allora diventa furbizia, trasformismo, spregiudicatezza“.

Ciao è racconto. “Racconta, non smettere mai. E racconta a te stesso il più possibile di quello che hai vissuto e agli altri il più possibile di quello che hai conosciuto“.

Ciao è anche storia di morte. Pochi libri parlano di morte. Pochi autori ci mettono di fronte al fatto compiuto che la morte esiste. “Nessun aratro si ferma per un uomo che muore“.

Ti dico ciao, ora. Perché è una parola che ha un significato doppio e persino contraddittorio. Si dice ciao quando si arriva. Ma si dice ciao anche quando si va via.

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Visitare Parigi in tre giorni

Visitare Parigi in tre giorni è possibile. Fattibile. E’ però necessario fare delle scelte ed escludere alcune attrazioni sicuramente “da non perdere”, che tuttavia portano via tempo, come la Reggia di Versailles. Bellissima, ma per vederla al meglio, magari proprio con una visita guidata è necessario avere un giorno in più. Detto questo in questo post voglio iniziare a raccontarvi cosa ho visto in tre giorni a Parigi e darvi anche qualche consiglio pratico per risparmiare…

Volo e Parcheggio

Siamo partite giovedì 26 alle 15.35 da Bologna per Parigi Beauvais, il terzo aeroporto della capitale francese che dista da Parigi circa un’ora (1 ora e 15 minuti in caso di traffico) con un volo super economico di Ryanair (50€ a testa andata e ritorno). Decidiamo di lasciare l’auto in un parcheggio vicino all’aeroporto, Park to Fly: il servizio è buono. Per soli 18€ lasciamo l’auto lì e usufruiamo anche della navetta “privata” che ci porta in aeroporto e che poi ci tornerà a prendere la domenica sera.

Il volo per Parigi è durato circa due ore. L’aeroporto Beauvais è talmente piccolo che per chi come noi non ha bagagli in stiva l’uscita avviene in circa cinque minuti. Uscendo dall’aeroporto a sinistra si trovano i pullman che portano a Parigi Porte Maillot. Qui la spesa non è delle più economiche (17,00€ a tratta e 15,90€ se si prenota online). E’ però anche vero che non ci sono altre valide alternative. Saliamo sul pullman e tra una chiacchiera e un’altra ci troviamo già a Parigi. Sono le 19.00 circa e arrivare in pullman ci consente di iniziare a vivere Parigi by night… peccato la pioggia. Porte Maillot è collegata alla fermata della metro (linea 1 – gialla).
La prendiamo e scendiamo a Concorde dove prendiamo il collegamento con la linea lilla che ci consente di arrivare alla nostra fermata Strasburg – Saint Denis. Il consiglio è di comprare subito un comodo carnet da 10 biglietti (14,90€), facili da acquistare dalle macchine automatiche presenti in ogni fermata della metro. Molto pratico il sito dei trasporti pubblici della città dove è possibile ricevere suggerimenti per il proprio itinerario. Parigi è bellissima da visitare anche “con gli occhi” camminando senza meta senza l’utilizzo costante dei mezzi pubblici. 🙂

Hotel – Best Western Hotel France Europe

L’hotel che abbiamo prenotato su Booking fa parte della catena europea Best Western ed è praticamente nuovo. Una cosa positiva visti gli standard dei tre stelle parigini. L’hotel è a meno di tre minuti dall’uscita della fermata Strasburg – Saint Denis quindi arriviamo a destinazione senza troppe perdite di tempo. Il tempo di lasciare la valigia e siamo già pronte per la cena… Optiamo per restare nei paraggi e ci incamminiamo in zona Place de la Republique, per l’esattezza in un angolo molto suggestivo di Parigi che si trova oltre il Ponte di St.Martin… Difficile spiegare qual è l’atmosfera che si respira in questa zona… Direi quasi onirica.

Cambodge - Bobun

Ci fermiamo a mangiare presso il ristorante cambogiano “Le Cambodge“,dove è obbligatorio assaggiare un bobun, un piatto tipico cambogiano con un pò di tutto, dalla carne, all’uovo, alle arachidi…. e all’insalata: una sorta di insalatona di riso in stile cambogiano. Accompagno il bobun con una birra tipica della Cambogia. La spesa è buona: 12€ a testa.

Terminata la cena ci concediamo una breve passeggiate nelle zone limitrofe per poi tornare in hotel. Il sabato che ci attende è ricco di impegni!

Paris: on ne voit bien qu’avec le cœur

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Dopo oltre due mesi torno a scrivere.
Non di pensieri contorti che si affollano nella mia mente, ma di viaggi. Di nuovo e aggiungo finalmente di viaggi. Il mio primo amore, viaggiare. E’ bastato entrare in aeroporto per staccare dal resto del mondo, dai problemi, dai pensieri fissi di ogni giornata, dalle paranoie quotidiane ed immergersi nella realtà che più di molte altre ti apre la mente, ti scuote a pensare a un mondo diverso dal tuo: il viaggio.

A Gennaio, nel giorno che poi diventerà quello più triste per la Francia, io ed Erika, a cui mi sento molto legata per una vicinanza di carattere, decidiamo di visitare Parigi. La voglia è tantissima. Ho visto Parigi due volte: nel 1996 e nel 2001. Quindi dopo ben quattordici anni è arrivato il momento di rivederla, con una mentalità più matura e con più esperienza sulle spalle. Vedere una città da adulta dopo che l’hai vista da giovanissima ti offre quella che gli inglesi definiscono confidence: acquisci infatti quella sicurezza che ti aiuta a combattere l’ansia di voler vedere tutto a tutti i costi. Sì, perchè sei già passata dalla fase “ho tre giorni e devo riuscire a vedere tutto anche a costo di dormire tre ore a notte”. Puoi permetterti il lusso di visitare la città con quel tanto di qualità e di interesse che solo certi momenti della vita sanno offrirti.

Ma queste sono solo alcune banali considerazioni sul viaggiare da adulti… solo un punto di partenza per introdurre questo viaggio. Nel prossimo post scriverò tutti i consigli per vedere Parigi in poco più di tre giorni con un budget di spesa medio-basso. Alla prossima!