Il libro che non ti aspetti

“Perché l’amore è semplice, è amare che a certe volte è complicato”

Il libro che non ti aspetti è uno di quei libri di cui hai sentito parlare, magari sommariamente, e che giudichi, senza ovvi motivi e il più delle volte con naturale pregiudizio, un libro stupido o comunque che non vale la pena leggere. Poi capita che ne senti parlare bene da una persona fidata allora lo leggi e scopri che non solo è leggibile, ma che in un modo o nell’altro parla di te. Il libro di cui sto parlando è “Che ci importa del mondo” di Selvaggia Lucarelli.

Che ci importa del mondo

Come definirlo in tre aggettivi? Scorrevole, piacevole ma soprattutto umano. Sì perché parla delle difficoltà quotidiane di un madre come tante di farsi spazio in un mondo di leoni – tra il contesto lavorativo, il più delle volte che assomiglia più ad una giungla e il la vita privata, tra un figlio da accudire e un sentimento in ascesa da gestire. Selvaggia è sorprendente: mette in luce stati d’animo così banali di cui però facciamo fatica a parlare, proprio perché li consideriamo banali, ma banali non sono, perché evidentemente ci toccano e ci fanno stare male.

Nel libro si alternano momenti di ilarità, in cui vi troverete a sorridere e a ridere da sole, ma anche numerosi momenti seri dove non nego che una lacrima (e anche più di una possa scendere). Non sono qui per raccontarvi la trama (anche perché il libro è lungo più di 500 pagine) ma per invitarvi a non fermarvi alle apparenze (non solo con i libri ma anche e soprattutto con le persone). Riporto qui una frase del libro in cui mi sono ritrovata:

Cerca di fare il lavoro che più ti piace. Non quello che ti farà guadagnare di più, ma quello che non smetterai di fare anche quando starai facendo altro. E non perché non riuscirai a smettere di lavorare ma perché sarà la tua passione, e la ritroverai in tutto. Nelle cose, nelle persone, nei luoghi. Studia. E non per collezionare qualche A. Ma per difenderti, per non permettere a nessuno di raggirarti. Perché è bello sapere. Fare collegamenti. Avere letture diverse. Sii curioso, leggi informati, continua a fare domande come le fai oggi, chiediti il perché di tutto e ricordati che le risposte non si trovano, si cercano.

Brava Selvaggia.

Ma soprattutto grazie.

 

“Il resto – ossessioni, ansie, struggimenti – è roba che ha a che fare con l’affanno. E l’amore felice non si affanna”.

Vivila

20140511-211847.jpgVivila e’ il mio motto da qualche mese a oggi…
L’ho maturato dopo il viaggio in Andalusia e non mi ha più lasciato.
C’è stato pure un momento in cui volevo tatuarmelo ;-)
Vivila e’ uno stato mentale: per me così nostalgica e titubante, per me così riflessiva a volte fino all’esasperazione, vivila significa un punto di rottura. Rottura dal passato – forse un po’ troppo conservatore e ingenuo e slancio verso un futuro tutto da costruire.
Vivila e’ il mio incoraggiamento quotidiano a fare senza indugiare, a dire senza tremare, ad amare senza avere paura.
Vivila perché le cose più belle avvengono quando agisci con quella sana impulsività che ti fa vivere tutto con più leggerezza!!!

Se il segreto della felicità fosse…

piediSo che ho già dedicato un post a questo tema.

So che molti di voi già solo leggendo il titolo diranno “ancora a scrivere di felicità”…
Permettetemi di essere ripetitiva.. lo ammetto lo sono e a volte me ne vergogno.
Comunque la risposta è “sì sono qui ancora per scrivere di felicità”. E ora vi spiego anche perché…

Per anni leggendo le rubriche dei giornali più disparati mi sono sempre chiesta cosa significasse realmente la frase “continuare a stupirsi”… e chissà quante volte mi sono riempita la bocca di questa frase, senza averne colto il vero senso.

Poi ultimamente ho capito cosa significasse realmente… nella vita di tutti giorni, in famiglia, in coppia, con le amicizie, al lavoro.. con noi stessi. Ho capito che è bellissimo continuare a stupirsi quando si vede il mare per la prima volta dopo il lungo inverno, quando si impara qualcosa di nuovo, quando si fa la cosa più semplice in due e la si condivide, quando si mangia una torta fatta in casa e se ne assapora la sua genuinità briciola dopo briciola, quando si beve il caffè con un’amica che non vedi da tantissimo tempo o con la collega che vedi tutti i giorni, quando ti svegli nel cuore della notte e allunghi una mano per assicurarti di non essere sola.

Ho capito che continuare a stupirsi è fondamentale. Come è fondamentale non dare nulla per scontato. Mi stupisco quando ho due ore di tempo solo per me, lontano dal rumore e dalla frenesia, quando prima di addormentarmi ripenso alle cose belle che mi sono successe nel corso della giornata. Continuare a stupirsi del tempo che trascorriamo insieme a qualcuno perché crescendo abbiamo capito che il tempo è prezioso e non si può sprecare. Continuare a stupirsi ogni volta che si cena insieme anche se la giornata è stata dura e non priva di ostacoli. Continuare a stupirsi in un’amicizia e magari se necessario dire “proviamo a ricominciare”.

E sapete qual è l’immagine che più associo al messaggio del continuare a stupirsi? Ai bambini che toccano la sabbia per la prima volta e continuano a giocarci per ore, giorni e anni senza mai stancarsi. In fondo cosa c’è di più semplice di un pò di sabbia asciutta che puoi bagnare con l’acqua del mare e scoprire che puoi giocarci all’infinito?

Continuare a stupirmi come segreto per essere felice?

Secondo me sì..

#NEVADOFIERA, esercizio eccellente per l’autostima

Non ho mai avuto troppa autostima, anzi ci sono giorni in cui proprio esce di scena dalla mia vita per poi tornare a fare capolino.
Quindi appena ho letto il post di Valentina ho colto la palla al balzo, e così come amo fare l’esercizio di #3cosebelle (non dico tutti i giorni, ma molto frequentemente), ho deciso di stilare la mia personale lista delle tre cose/azioni di cui vado fiera con la promessa di rileggerla ogni qualvolta in cui l’autostima prenderà la via d’uscita…

1. Riconoscere il buono da ogni situazione: sia nel lavoro sia nella vita personale ci sono momenti, giornate e talvolta veri e propri periodi in cui è tutto nero, tutto va storto e non succede niente di bello.. anzi si ha proprio la sensazione che tutto vada al contrario di come deve andare. Con il tempo e con l’età (e con il senno di poi…) ho imparato che non tutto il male viene per nuocere, che dietro qualsiasi brutta esperienza, o brutta giornata si nasconde un’opportunità o in generale qualcosa di buono. Provate a farci caso d’ora in avanti.. fate un piccolo sforzo… se qualcosa non va come dovrebbe andare, provate a pensare a cosa vi ha insegnato quell’esperienza? Sono sicura che qualcosa c’è sicuramente.

io2. Vivere le sfide: anche se ammetto senza vergogna di essere una fifona, amo le sfide. Amo sfidarmi, amo mettermi alla prova con la sana consapevolezza che potrei fallire e potrei uscirne frustrata, piegata. Ma come mi ha detto un caro collega pochi giorni fa di fronte ai miei dubbi “chi non risica non rosica”… e quindi avanti tutta.

3. L’idealismo: si ne vado fiera. Ne vado fiera perché è qualcosa di sempre più raro. Ne vado fiera anche se mi fa soffrire, anche se mi fa apparire estremamente ingenua agli occhi degli altri, anche se mi fa ingoiare rospi quotidiani, anche se blah blah blah. Ne vado fiera perché spero che le cose possano sempre cambiare, perché spero che dopo una fine ci sia sempre un meraviglioso inizio…

Questo è quello di cui vado fiera…

P.s questo è un post scritto d’impulso, di getto.. di quei post che non rileggo, che sarà sicuramente pieno di refusi. Per questo mi scuso in anticipo…

Il momento giusto

Il momento giustoEsiste il momento giusto per tutto: per dimenticare.

Non è facile dimenticare, anzi. A volte per un orgoglio che preferiamo chiamare pigrizia non lo facciamo o se lo facciamo lo facciamo in parte serbando per tanto tempo rancore. Ma prima o poi arriva il momento giusto per farlo, bene (aggiungo). E quando arriva è bellissimo.

Esiste il momento giusto per tutto: per amare.

Non è facile amare, anzi. A volte ci riempiamo la bocca di questa parola. Quante parole sono state spese sull’amore? Credo che l’amore come il dolore siano qualcosa di molto personale. E’ difficile che si possano scrivere libri e poesie univoche sull’amore. A volte facciamo pure fatica ad accettarlo, sempre per colpa del maledettissimo orgoglio che ci siamo costruiti come difesa dalla paura. Ma prima o poi arriva il momento giusto in cui ci spogliamo di questa paura e capiamo che non c’è più tempo da perdere. Perché è il momento giusto per pronunciare quelle due parole così corte ma così piene di vita. E una volta pronunciate, ci rimproveriamo per non averlo fatto prima. Ma ripeto forse è proprio quello il momento giusto.

Esiste il momento giusto per tutto: per partire.

Non intendo partire per un week end a Londra o per la vacanza estiva. Intendo un’altro tipo di partenza. Per una serie di motivi o forse anche solo per uno ho deciso di partire per l’Africa. Non per sempre, non credo. O meglio non lo so.
So solo che voglio andare, capire meglio, spogliarmi di certe falsità e superficialità, che ammetto non sopportare più e tornare.
Egoisticamente tornare pensando di essere cambiata per sempre.
Tornare pensando di convivere meglio con le mie paure, le mie contraddizioni, le mie ragioni e le miei fragilità.
Ma questa è un’altra storia che approfondirò più avanti…
Arriverà anche il momento giusto per parlare dell’Africa…

Di natura sono riflessiva.

pensareDi natura sono riflessiva. Forse troppo.

A volte mi perdo nei labirinti di ragionamenti contorti senza fine. Ma soprattutto senza senso. Penso, penso, rifletto. Penso così tanto che diventa impossibile dormire.

Perché poi dopo che i pensieri si sono infittiti.. non lasciano spazio ad altro.

Prendono il monopolio di tutto, della mente e del corpo..

Occhi spalancati.

Battiti accelerati.

Poi la paura si impossessa di me.

Alla fine.. mi addormento. E un nuovo giorno nasce. E si ricomincia

Di solito mi capita di pensare così tanto in profondità quando mi fermo dalla velocità e dalle giornate così meccaniche che vivo. Dove tutto accade seguendo ritmi, regole, flussi decisi da altri. Tutto scorre più o meno velocemente. Si è abituati a pensare a compartimenti stagni. Poi quando arriva il tanto atteso tempo libero, ti fermi e inizi a pensare. Nel mio caso il pensare è anche associato alla scrittura. Penso e scrivo. Scrivo e rileggo. Rileggo e penso. Un circolo virtuoso di gioie e dolori.

Poi è di nuovo lunedì…

ogni giorno sono diversa

ogni giorno sono diversaogni giorno sono diversa
ti capiterà di vedermi sorridere così tanto che ti chiederai quale mistero o fortuna si cela dietro così tanta improvvisa felicità.

ogni giorno sono diversa
ti capiterà di vedermi ridere, ma ridere di pancia. di quelle risate senza motivo. improvvise, genuine, spontanee. senza motivi concreti.

ogni giorno sono diversa
ti capiterà anche di vedermi triste, di quella tristezza palpabile, di quella tristezza visibile a occhi nudi. Quella tristezza che puoi capire dai movimenti del corpo e dai lenti e profondi battiti di ciglia.

ogni giorno sono diversa
ti capiterà di vedermi nervosa. Quel nervosismo che si stampa sulla fronte o vicino alla bocca in quella ruga di espressione che si allunga verso il basso in verticale. Quel nervosismo che ho nelle mani, che si agitano senza trovare pace. Quel nervosismo che ho nelle parole, taglienti, fredde e impaurite.

ogni giorno sono diversa
ti capiterà anche di vedermi piangere. Piangere di gioia.
Sai anche adesso mentre scrivo e mi spoglio davanti a un “foglio bianco” piango. Piango perché scrivo di me, perché apro il cuore.
Piangere di empatia quando incontro qualcuno buono che parla con il cuore.
Piangere di rabbia per le ingiustizie del mondo più vicino, ma anche più quelle lontanè..
Piangere di stanchezza quando mi sento senza speranza..

ogni giorno sono diversa