Il Grande Gatbsy: non si può ripetere il passato

“Non si può ripetere il passato”. “Non si può ripetere il passato? Ma certo che si può”.

Sarà che avevo appena pubblicato il primo post sul mio viaggio a New York, sarà che in fondo al mio pessimismo cronico e malinconico c’è sempre la speranza che non muore mai, nonostante tutto, sarà perchè sono molto legata al passato e a fatica riesco a dimenticarlo… sarà per un milione di altri motivi ma a me il Grande Gatsby è piaciuto molto. Mi è piaciuto così tanto che tornerei a rivederlo oggi. Nel frattempo mi sono comprata la versione originale del libro e non vedo l’ora di leggerlo, per capire se confermerà la mia teoria che il Grande Gatsby è una gran bella storia o se mi riporterà con i piedi per terra e mi farà capire che in fondo in fondo è una storia come tante altre!

Parlò a lungo del passato, e compresi che voleva recuperare qualcosa, forse una qualche idea di se stesso, che era finita nell’amore per Daisy. La sua vita era stata disordinata e confusa da allora, ma se riusciva una sola volta a ritornare a un certo punto di partenza e ricominciare lentamente tutto daccapo, sarebbe riuscito a capire la cosa che cercava… Una notte d’autunno di cinque anni prima stavano camminando con le foglie che cadevano, e arrivarono a un posto dove non c’erano alberi e il marciapiede era bianco per il chiarore lunare. Si fermarono e si voltarono l’uno verso l’altra. Era una notte fresca con quella misteriosa eccitazione che i cambi di stagione creano. Le luci tranquille delle case ronzavano nell’oscurità e c’era un fruscio e un bisbiglio tra le stelle. Con la coda dell’occhio Gatsby vide che gli edifici formavano una scala che saliva fino a un luogo segreto sopra gli alberi – poteva scalarla, se l’avesse fatto da solo, e una volta là, avrebbe potuto succhiare il nettare della vita, ingollare l’incomparabile latte della meraviglia. Il suo cuore battè sempre più forte quando il viso bianco di Daisy si avvicinò al suo. Sapeva che baciando quella ragazza, e unendo per sempre quelle indicibili visioni al mortale respiro di lei, la sua mente non avrebbe più spaziato come quella di un Dio. Perciò aspetto. Ascoltando ancora per un momento il diapason che aveva battuto su una stella. Poi la baciò. Al tocco delle sue labbra, Daisy sbocciò per lui come un fiore e l’incantesimo fu completo. Tuto quello che disse, nonostante lo spaventoso sentimentalismo, mi ricordò qualcosa – un ritmo elusivo, un frammento di parole perdute, che avevo sentito da qualche parte tanto tempo prima. Per un momento una frase cercò di formarsi sulle mie labbra, socchiuse come quelle di un muto, come se stessero lottando con più di un filo d’aria allarmata. Ma non emisero nessun suono, e quello che avevo quasi ricordato diventò inesprimibile per sempre.

A chi consiglio di vederlo: a chi ha apprezzato la versione rock di Romeo e Giulietta firmata da Baz Lurhmann, a chi ama i film ambientati negli scoppiettanti anni trenta americani, a chi crede in qualcosa fino in fondo e continua a crederci nonostante i no e gli schiaffi, a chi ama New York e ne vuole scoprire le sue origini e i suoi anni migliori!

Buona Visione! :-)

New York… quando un sogno diventa realtà – parte 1

NYVi immaginate poter sedere su questa sedia guardando il fiume e i grattacieli davanti a voi? IO ho provato ad immaginarmi in questa situazione: seduta qui, dopo una difficile giornata di lavoro o dopo una discussione o una delusione… mi sono sentita immediatamente rilassata.. come se fossi riuscita a lasciarmi tutto alle spalle.

Dal 24 aprile al 1° Maggio sono volata a New York con un gruppo di amici.. anche in questo caso (come era stato per Lisbona) l’idea di visitare la grande mela è stata del tutto casuale ed è nata così per gioco, in uno di quei pomeriggi insipidi di ottobre tra una chiacchiera e l’altra durante l’ora di shopping di una tua amica! Con i tempo questa bizzarra idea si è trasformata in un vero e proprio piano di viaggio e pian piano sono andate a delinearsi: data di partenza, data di ritorno e ovviamente la composizione del gruppo. Il periodo ottobre – aprile ci è servito davvero per sognare ad occhi aperti e per fantasticare su quello che ci avrebbe atteso!

Abbiamo prenotato il volo con British Airways a Febbraio con una spesa di circa 500€ (a cui abbiamo aggiunto circa 80€ di assicurazione) e dopo due settimane anche l’hotel – in zona Times Square – a due minuti dalla sede del New York Times e a due minuti dall’Empire State Building: una location senza pretese ma sicuramente comoda per le nostre esigenze da turisti :-)

lonely planetSiamo partiti da Bologna sulle 12.30 e siamo arrivati a New York all’aeroporto JFK alle 21.30.. Dopo neanche un’ora abbiamo respirato l’aria americana! Che emozione. Eravao stanchi ma la voglia di fare un giro attorno all’hotel non mancava. Siamo saliti su una navetta che per circa 20$ a testa ci ha portato all’hotel e dopo aver lasciato le valigie in camera siamo andati a fare due passi a Times Square: la zona dove sembra sempre giorno, dove luci, musica e confusione la fanno da padrona. Verso mezzanotte andiamo a letto: ci aspettano sei giorni molto intesi e il nostro corpo deve assolutamente riposare.

Per facilità abbiamo deciso di organizzare la visita della metropoli in base ai quartieri: quindi Lonely Planet alla mano – ogni giorno un quartiere diverso.

Primo Giorno: Circle Line, World Trade Center, Wall Street, Brooklyn, Greenwhich Village
circle line
Il primo giorno inizia così: con una colazione tipica da Starbucks (sarò troppo commerciale.. ma una delle cose che mi manca di più in Italia è proprio Starbucks… per quanto sia un’amante del nostro caffè espresso). Dopo aver fatto il pieno di caffè iniziamo a camminare verso ovest: la prima giornata inizia con un giro in barca sulla Circle Line alla scoperta dell’isola di Mahnattan! Arriviamo al porto e ne approfittiamo per comprare il comodissimo City Pass: un biglietto cumulativo di sei biglietti per sei diverse attrazioni che consente di risparmiare oltre il 40% rispetto all’acquisto di ogni singolo biglietto… oltre a farti risparmiare la fila all’ingresso di ciascuna delle sei attrazioni. Paghiamo quindi 106$ invece che 182$.

statua libertaIl giro sulla Circle Line dura due ore e mezza: forse un pò lunghino, lo ammetto, ma sicuramente, l’unico modo per vedere l’isola da fuori ed anche per poter vedere la vicino l’icona della città – la Statua della Libertà o anche detta Lady Liberty, austera, sicura di sè ma dopotutto molto rassicurante se si pensa al significato che ha avuto per milioni di emigranti. Purtroppo non possiamo visitare Lady Liberty: l’ultimo uragano che si abbattuto sulla città ha rovinato parte del basamento, la statua è quindi in fase di ristrutturazione. L’ammiriamo da lontano!

Si fanno le due del pomeriggio e una volta finito il giro sulla Circle Line ci spostiamo con la metropolitana verso Lower Manhattan: ci attende la visita al World Trade Center – quello che è stato costruito dopo il crollo delle Torri Gemelle, l’11 settembre del 2001. Ne approfittiamo per comprare la Metro Card spendendo 29$ per 7 giorni di uso illimitato di metropolitana! Il risparmio è garantito.

WTCScendiamo alla fermata World Trade Center e da subito ammiriamo quanto è sorto al posto delle torri gemelle: un grattacielo spettacolarmente alto e della forme irregolari. Non so quante foto inizio a scattare.. ho sempre la senzazione di non coglierne tutte le sfumature. Per visitare WTC bisogna prima ritirare un biglietto. Nell’attesa tra il ritiro del biglietto e la visita al WTC la nostra attenzione viene catturata da St. Paul Chapel – unica chiesa pre-rivoluzionaria rimasta in piedi dopo l’11 Settembre e utilizzata come ricovero dei feriti.

Ci incamminiamo verso il WTC: la visita è gratuita ma i controlli sono rigidi e prima di entrare ci sono diversi passaggi. Una volta entrati è difficile spiegare quello che si “vive”. Un silenzio senza pari, una commozione senza spiegazioni: ogni dettaglio porta a riflettere sull’imprevedibilità della vita e sul suo mistero. Scopriamo ben presto che al posto delle due torri sorgono due fontane, dove l’acqua scorre inesorabilmente senza sapere dove finisce! Restiamo qui circa una mezz’oretta poi ci spostiamo verso tutt’altra zona: Wall Street, dove si decidono quotidianamente le sorti dell’economia mondiale.

WALL STREET

Una camminata veloce nella zona “business” di Mahanttan.. poi decidiamo di raggiungere e quindi percorrere la seconda icona della città: il famosissimo Ponte di Brooklyn! Casualmente il sole sta tramontando e lo spettacolo è quindi assicurato. In venti minuti circa percorriamo il ponte e arrivati nel quartiere di Brooklyn cerchiamo la prima fermata della metro che ci riporti in zona Times Square… cammina cammina ci è venuta fame! Giustamente è ora di cena e ci meritiamo un pasto come si deve.
brooklyn2

Ceniamo a Greenwhich Village – quartieri tra i più belli della città, vivo, giovane e sicuramente creativo – al Corner Bistro… dicono che qui si mangia l’hamburger più buono di NY.. ma questa frase la sentiamo dire molto spesso nel corso della vacanza e capiamo che, nonostante l’hamburger meriti davvero, sia più una questione di marketing che di certezza matematica! Ceniamo all’americana: hamburger, patatine e birra! Non poteva che essere così!

Good Night!

Grazie

Rosa Sono sempre stata dell’idea che non ringraziamo abbastanza, ma abbastanza ahimè ci lamentiamo, piangiamo, critichiamo, facciamo gli arroganti, le vittime….

Sono dell’idea che se dobbiamo ringraziare qualcuno non possiamo farlo solo intendere, ma dobbiamo farlo concretamente. Questa che sta finendo è stata una settimana strana: è partita male, con tanta rabbia, tristezza, rancore, paura…. Ma sta finendo bene… con più serenità.

Ecco perché ho deciso di ringraziare chi ha sopportato, ma soprattutto rispettato i miei silenzi, la mia testa bassa e il mio non voler parlare per tante sere a tavola, chi con un parola di conforto ha reso più piacevole il risveglio, chi si è preoccupato di me seppur lontano fisicamente durante la settimana, chi ha rinunciato ad un impegno per stare con me, chi mi ha semplicemente abbracciato e non ha aggiunto altro, chi ha ascoltato il mio fiume di parole, chi si è confrontato raccontando la propria esperienza….

Vorrei ringraziarvi uno per uno e invece che dire la solita frase “ma siete tanti e non lo faccio…” lo farò!

Quindi grazie ai miei genitori, mia cugina, gli amici di sempre Elena, Federica, Anna, Annalisa, Maria Giulia, Matteo; i colleghi più vicini – Francesca, Greta, Paolo, Francesca… Gli amici lontani ma vicinissimi grazie alla tecnologia, Aleksandra…

Grazie

“Se tardi a trovarmi, insisti. Se non ci sono in nessun posto, cerca in un altro, perchè io sono seduto da qualche parte, ad aspettare te.”

Prendi il meglio da ogni situazione… Sempre

fotoCi sono settimane che sono più di difficili di altre. Può capitare. E’ umano. Non è una vergogna. L’importante è uscirne con un insegnamento.

Questa per me è stata una settimana difficile.

Non sono certo una persona che riesce a nascondere i sentimenti e i pensieri che le passano per la mente. Felicità, soddisfazione, delusione, preoccupazione, dolore, paura… si possono leggere senza troppa fatica guardandomi in faccia.

Cosa faccio quando sono preoccupata? Ne parlo a me stessa e ne parlo alle persone che mi circondano. Ne ricavo suggerimenti utili, spunti di riflessioni e stimoli per andare avanti. Mi piace parlare anche con coloro che a primo acchito penso non possano aiutarmi… ed è proprio da queste persone che ho ricavato i consigli migliori.

La prima è Aleksandra – collega e amica oltreoceano. Da buona americana non ha perso troppo tempo. Mi ha detto: prendi un foglio e dividilo in due colonne Pro E Cons. Scrivi a sinistra quelli che sono per te i lati positivi della situazione, a destra quelli invece negativi. Vedrai che una volta che avrai stilato questa lista la situazione ti sembrerà più facile e magari quelli che prima sembravano problemi ora sono opportunità!

La seconda è Silvia – amica da tanti anni – allegra, simpatica, diretta, senza filtri. Una gran brava ragazza. Una persona con cui è facile sfogarsi. Mi ha detto due cose bellissime nella loro semplicità: la prima cosa che mi ha detto è stata di “pensare positivo”… e non “negativo” come sono solita fare io. La seconda cosa che mi detto è stata: quando sei triste e hai un pensiero in testa che non se ne va, pensa a qualcosa che ti piace fare, dire, cantare o mangiare: un cioccolatino, una canzone, viaggiare, correre… Pensa intensamente a questa cosa.. Così intensamente da farla predominare su quella negativa.

Sono sicura che nessuno dei due consigli potrà aiutarmi concretamente nella risoluzione del mio malessere… ma quello che ho imparato è proprio “prendere il meglio da ogni situazione”. Tutti le persone che incontriamo e tutto ciò che ci capita possono aiutarci a comporre quel grande enigma che è la vita… anzi vi dirò a me piace chiamarlo puzzle. Mi piace pensare alla vita come uno di quei puzzle con migliaia di tessere, dove quando ti sembra di aver capito come disporre le tessere, capita sempre l’inaspettato –  una tessera mancante, troppe tessere l’una uguale all’altra, un momento di sconforto perché si pensa di aver già elaborato tutte le possibili situazioni di incastro… Si proprio così… la vita come un puzzle..

Grazie a chi mi è stato vicino.. e mi ha ascoltato…

Cose che nessuno sa…

Cose  che nessuno sa

“Perché ogni cosa bella, spesso, è quel che resta del naufragio”.

Mi sono fidata e ho fatto bene.

Dopo aver infatti pubblicato la recensione di “Bianca come il latte, Rossa come il Sangue“, una ex-collega mi ha vivamente consigliato di leggere il secondo libro di Alessandro D’Avenia “Cose che nessuno sa”. Non ci ho pensato due volte, nel giro di dieci minuti l’avevo già acquistato in formato ebook.

Raccontarne ora la trama forse è un pò difficile… Non perché sia una trama complessa… ma perché ho paura di non renderne la profondità. Si tratta a mio parere di tre o quattro storie parallele e tra loro complementari e integrate: il Prof e Stella, Margherita e Giulio, Eleonora e suo marito, la nonna e il nonno Pietro. Quattro storie che mettono in evidenza ciascuna un diverso aspetto dell’amore. Il professore e Stella stanno insieme da tempo, lei vorrebbe fare il grande passo, lui sta bene così. Stella dimostra di essere molto coraggiosa… e per questo la ammiro. Il Prof è pigro e ama stare chiuso nel suo mondo fatto di libri e di letture. E’ lei che gli fa capire come la lettura ha senso nel momento in cui serve nella vita di tutti i giorni, nel momento in cui fornisce una chiave di lettura per vivere meglio.

“Voglio dire che leggi un libro veramente solo quando è lui che ti legge, solo quando ti avvicini alle parole con l’animo disposto a ferire e a essere ferito dal dolore della lettura, a convincere ed essere convinto, e dopo, arricchito dal tesoro che hai scoperto, a impiegarlo per costruire qualcosa nella tua vita e nel tuo cuore.”

Il Professore capisce quanto ama Stella nel momento in cui la perde. Per fortuna è ancora in tempo per farle capire quanto la ama.

Margherita e Giulio sono due adolescenti – solitaria e introversa lei, anticonformista e duro (all’apparenza) lui. Ognuno con il proprio bagaglio di dolore va verso l’altro ed è amore fin da subito. La frase più bella che sintetizza questo amore è “Avevano parlato poco, ma quel che basta per scegliersi”.

Eleonora e suo marito: beh forse questa è la storia che offre più spunti di riflessione e che introduce due nuove tematiche. Da un lato il tema dell’abitudine  nella coppia, dall’altro il tema del perdono. In questa frase è raccolta la causa del tradimento del padre “Io la cercavo da un’altra parte ed era solo più in profondità“. Il tradimento quindi è un banale errore di superficialità dell’uomo? E sul perdono invece  scrive questo “Dove il tempo fallisce, il perdono è capace di smaltire quel dolore”.

La nonna e il nonno Pietro invece rappresentano l’amore che dura una vita. Sono la rappresentazione vivente del perdono, della pazienza, dell’amore che va oltre a tutto – in salute e in malattia fin che morte non ci separi. Bellissimo questo intervento della nonna quando parla del marito Pietro.

“Mi diceva che l’amore non è per raggiungere la felicità, che quella è fuggevole e a cercare di procurarsela scappa, ma l’amore è per raggiungere la gioia di vivere, che non c’entra con la felicità ma con la vita. E la gioia di vivere non te la toglie nessuno, succeda quel che succeda, neanche il dolore. Solo una cosa diceva che era simile alla gioia di vivere: guardare gli occhi del Cristo a Monreale…. E io non li ho mai visti”.

Il libro in realtà è intriso di punti in cui il lettore è costretto a fermarsi e pensare. Ogni tanto quando alcune emozioni e stati d’animo non si possono spiegare, perché troppo complessi e personali, troviamo la frase che da titolo al libro “sono cose che nessuno sa”. Credo che ci siano momenti in cui non sappiamo perché facciamo qualcosa, diciamo qualcosa, proviamo qualcosa. Beh quei momenti possono essere definiti “cose che nessuno sa”. Poi è anche vero che per natura tendiamo a voler dare un nome a tutto… non stiamo bene se non troviamo una spiegazione razionale… ma questa è tutta un’altra cosa. Ci sono baci improvvisi, sguardi lunghi che sembrano infiniti, abbracci inaspettati, parole dure e taglienti, frasi offensive.. queste per me sono cose che nessuno sa…

Altro fil rouge del libro è la storia e la natura della perla. Non a caso Margherita significa perla.

In questo testo emerge il significato più metaforico della perla. “Nessuna perla è uguale all’altra. Nessuna perla è mai perfettamente simmetrica. E nelle cose di questo mondo è meglio tenersi lontani dalla perfezione: la luna quando è piena comincia a calare, la frutta quando è matura cade, il cuore quando è felice già teme di perdere quella gioia, l’amore quando raggiunge l’estasi è già passato. Solo le mancanze assicurano la bellezza, solo l’imperfezione aspira all’eternità. La perla se ne sta lì con quella sua irraggiungibile imperfezione, nata dal dolore. E dall’amore che lo abbraccia.”

Ve lo consiglio di cuore…. Tra tutte le frasi questa quella che ho amato di più “Ci vogliono quattro abbracci al giorno per sopravvivere, otto per vivere e dodici per crescere”.

Buona Lettura.

11 domande più una… per capire chi sono….

maniHai presente quei post così semplici, che in un qualche modo ti emozionano?

Ecco l’altro giorno mi sono imbattuta in un post così… e ho deciso di replicarlo. Mi sono innamorata subito del titolo “Di me, di certi ricordi e di qualche sogno nel cassetto”, trovato nel blog di @Valuita.

Si tratta di 11 domande per conoscersi meglio… Si tratta di 11 domande così semplici che rischi di non essertele mai fatte.. di non sapere la risposta..

Ti chiedi alla fine: ma io perché sono così complessa? Perché mi faccio domande così difficili se poi faccio fatica a rispondere a quelle più semplici?

1. Qual è la cosa che più ti piace fare da sempre?

Come ha scritto Valentina, è leggere la cosa che più mi piace fare da sempre. Seguita da scrivere. Leggo per capire meglio il mondo, ma anche me stessa e scrivo per mettere nero su bianco quello che a volte la voce non vuole dire. Leggere e scrivere – due facce della stessa medaglia: capire se stessi. Leggere e scrivere che mi portano a tante emozioni: riso, pianto, sorriso, dolore e felicità.

2. Qual è il posto che ti piacerebbe vedere in solitudine?

Mi piace stare da sola in certi momenti. Mi piace camminare da sola per pensare meglio. Forse sono due i posti che vorrei vedere da sola: il deserto – fascino e paura – il luogo perfetto per vivere un momento di introspezione. Oppure un monastero: una settimana di silenzio, in un luogo lontano da tutti, per capire davvero cosa ma soprattutto chi mi manca.

3. Se potessi essere chiunque chi vorresti essere?

Mi piaccio così. Se potessi cambiare mi piacerebbe essere più sicura di me stessa… e più leggera… Ci sto lavorando… ma non è facile né immediato.

4. Un detto o una frase che senti tua

Ce ne sono troppe…. Vivrei di frasi e di detti…

Carpe Diem è una….

Del domani non c’è certezza è un’altra…

Domani è un altro giorno…

Tutte sottolineano come la vita è imprevedibile, insegnano a vivere il presente, a non pensare troppo al domani.. ma ti danno anche una speranza sul fatto che se oggi è andata male… domani potrebbe andare bene.

tramonto5. Qual è il viaggio più bello che hai mai fatto e consiglieresti a tutti?

Non c’è un’unica risposta.. molto dipende anche dalla compagnia e dal tuo stato d’animo. CI sono posti senza significato che se visti con la persona giusta diventano unici e indimenticabili. Ci sono tramonti che se vedi da sola non ti trasmettono nulla… mentre se li vedi in compagnia ti restano nel cuore. Di viaggi belli ce ne sono stati: Lisbona e Porto l’anno scorso, Madrid tre anni fa, Egitto 5 anni fa,  la Sardegna 8 anni fa, Australia 12 anni fa…

6. Cos’è che ascoltando o vedendo ti emoziona o ti ha più emozionato nella vita?

Un bambino appena nato… che piange e sorride e ti stringe la mano. Anche se non è il tuo.. Ha una carica di vita e di ottimismo che non ti da nessun’altro.

7. Cosa ti rilassa davvero?

Una spiaggia deserta, un tramonto con la persona giusta. Senza dire nulla. Mano nella mano.

8. Il tuo luogo o posto preferito?

La scrivania nella mia camera. Anche se ho finito di studiare da anni… rappresenta il mio rifugio. Lì mi siedo ogni week end quando voglio scrivere, studiare, pensare… mi sembra un modo per “continuare a studiare”…

9. Una persona che non dimenticherai mai

Marco. Ormai un tema ricorrente in ogni post. La stella più luminosa nel cielo di tutte le stagioni.

10. Perché hai iniziato a scrivere un blog?

La passione della scrittura mi ha portato a questa bella avventura, unita alla voglia di condividere le mie emozioni con chi desidera leggermi.

11. Hai un sogno nel cassetto?

Si più di uno: uno per la vita privata e uno per la vita professionale. Ma preferisco non dirlo… per scaramanzia…

L’intervista è finita qui… ma se qualcuno ha voglia di farmi la dodicesima domanda io sarò ben felice di rispondere! Se invece volete farvi conoscere.. rispondete a questo post con le 11 risposte su di voi dell’intervista!

Bianca come il latte, Rossa come il sangue

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E se un sogno ha così tanti ostacoli.. allora vuol dire che è quello giusto

Bianca come il latte, Rossa come il sangue è uno di quei libri che giudichi (sbagliando) prima di leggere. Il titolo è ingannevole.. anche se poi dopo aver letto il libro te ne innamori e inizi a pensare a questi due colori – il bianco e il rosso – e al significato personale che attribuisci loro.

Prima di leggerlo pensavo fosse il solito libro “romantico”, troppo romantico, al limite dello sdolcinato, indirizzato ad un pubblico giovane ed inesperto.. Ma ho deciso comunque di leggerlo. Come ogni volta che si giudica senza sapere sono rimasta non solo piacevolmente colpita ma ne sono stata rapita.

Bianca come il latte, Rossa come il sangue è una storia che mescola morte e vita, dolore e felicità. Bianca come il latte, Rossa come il sangue è la storia della nostra vita. Leo, il protagonista, sembra all’inizio il classico liceale senza progetti e senza un’idea sua… senza stimoli e senza passioni (eccetto per il calcio..), non ama studiare e non ne comprende l’utilità, odia la scuola, sfugge ai suoi pochi ma per lui ingenti doveri da sedicenne etc etc. Fino a quando si innamora, o così crede…

E lì la sua vita cambia, prende forma, colore, tutto assume un altro significato. Si innamora di Beatrice, coetanea malata di leucemia. Beatrice ha i capelli rossi, è dolce, è bellissima, è perfetta, ma il suo sangue è “bianco”. Beatrice è coraggiosa, Beatrice non ha più paura della “morte”. Beatrice sa di avere i giorni contati, ma non ha paura. Anzi, cerca di viverli al massimo, non smette di sognare. Beatrice insegna tanto al lettore.. E qui si capisce che il libro è adatto a tutti… perchè sia che tu abbia 16 anni, sia che tu ne abbia 30 o 60… la morte è qualcosa di incomprensibile, la morte è così difficile da accettare che talvolta la chiamiamo con altri nomi. Beatrice invece è arrivata ad un punto in cui è pronta e non ha più paura “Non bisogna avere paura delle parole. Questo è quello che ho imparato con la malattia. Le cosa bisogna chiamarle con il loro nome“.

Alla fine del libro ti ritrovi a piangere e a pensare.

Leo è così giovane e già così maturo. Nel giro di un anno entra a contatto con una miriade di emozioni. Un turbinio di emozioni che una persona conosce nell’arco di una vita. Ne esce maturo e cambiato come è giusto che sia. Il lettore invece? Il lettore impara molto da Leo.. capisce che se pensa una cosa.. la deve dire. Non la deve tenere dentro. Non c’è tempo da perdere. La vita è una e va vissuta (sembra una frase fatta.. ma la verità è che per dire “Ti amo” impieghiamo giorni e mesi.. per colpa della paura). Non bisogna avere paura delle parole, ma soprattutto delle emozioni.

Riporto ora il dialogo sull’amore tra Leo e sua mamma – le sue parole hanno il potere di accarezzare il nostro cuore:

“Mamma, cosa si fa ad amare quando non si ama più?

“Leo amare è un verbo, non un sostantivo. Non è una cosa stabilita una volta per tutte, ma si evolve, cresce, sale, scende, si inabissa, come i fiumi nascosti nel cuore della terra che però non interrompono mai la loro corsa verso il mare. A volte lasciano la terra secca, ma sotto, nelle cavità oscure, scorrono, poi a volte risalgono e scorgano, fecondando tutto”.

“E allora che devo fare?”

“Amare lo stesso. Puoi sempre farlo. Amare è un’azione”.

“Anche quando si tratta di amare chi ti ha ferito?”

“Ma questo è normale.  Due sono le categorie di persone che ci feriscono: quelli che ci odiano e quelli che ci amano”.

“Non capisco. Perché chi ci ama dovrebbe ferirci?”

“Perché quando c’è di mezzo l’amore  le persone a volte si comportano in modo stupido. Magari sbagliano strada ma comunque ci stanno provando. Ti devi preoccupare quando chi ti ama non ti ferisce più, perché vuol dire che ha smesso di provarci o tu di tenerci”.

“E se proprio non riesci ad amare lo stesso?”

“Non ci hai provato abbastanza. Spesso ci inganniamo. Pensiamo che l’amore sia in crisi.. e invece è proprio l’amore che ci chiede di crescere.. come la luna: ne vedi solo uno spicchio, ma la luna è sempre lì tutta intera, con i suoi oceani e le sue vette, devi solo aspettare che cresca, che a poco a poco la luce ne illumini tutta la superficie nascosta.. e per questo ci vuole tempo”.

Grazie @Prof2punto0

Dedico questo post a Marco. Quando lui se ne è andato ho imparato tante cose.. che faccio fatica tutt’ora a metterle in pratica. Come dire “Ti Amo”. Due parole semplici e dolci.. Ma che fanno paura. Io non gliel’ho mai detto. Poi me ne sono pentita.. quando ormai era troppo tardi..

Il segreto della felicità è un cuore innamorato

2012: scappare per poi tornare…

ImageUn altro anno è passato e come ogni anno amo tirarne le fila, scoprire quali sono stati i tratti salienti e non solo. Ho pensato molto a come organizzare questo post… utilizzando le lettere dell’alfabeto e associando ad ogni lettera un pensiero oppure semplicemente scrivendo tutto quello che mi passa per la testa. Ho optato per la seconda soluzione.. più vicina ad un flusso di conoscenza che ad una mera lista di pensieri “costretti” per soddisfare l’esigenza di una lettera.

Credo che il 2012 sia stato per me un anno di transizione. Molto bello, con tanti momenti di serenità ma anche tanti momenti di introspezione e di malinconia. Quante volte mi sono chiusa violentemente la porta alle spalle e sono scappata per giri chilometrici a piedi, la musica dell’ipod a palla e i pensieri in confusione l’uno con l’altro… Quante volte ho desiderato scappare lontano e fare un back up di me stessa. Tante. Forse troppe. Ho visto tanti paesi, ho incontrato tante nuove persone e parlato nuove lingue. E ho ritrovato la voglia di stare. Di fermarmi. Di essere felice di tutto quello che non mi è mai mancato: la famiglia e le amicizie. Le amicizie… quelle storiche, sempreverdi, quelle recenti nate sul lavoro e approfondite tra un pausa caffè e/o una pausa di riflessione, quelle ritrovate, quelle rispolverate, quelle nuovissime. Ognuna di queste a suo modo ha per me un significato profondo, fondamentale, vitale e non posso che ringraziarle tutte perchè mi hanno dato sostegno in questo lungo anno di alti e bassi, di vere e proprie montagne russe.

Di questo anno ricordo il lavoro, a cui ho dedicato un post. Il lavoro che amo, che nutro ogni giorno con passione e con dedizione. Il lavoro per cui sto male, il lavoro che a volte mi fa piangere perché non ottengo i risultati sperati, il lavoro che mi fa stare bene quando ottengo conferme, il lavoro che mi fa crescere in continuazione, attraverso questo turbinio di momenti. Il lavoro che mi ha portato a viaggiare, a conoscere di persona colleghi oltreoceano, di dare un volto a persone conosciute fino a qualche mese prima solo per qualche e-mail di scambio.

ImageDi questo anno ricorderò i viaggi, a partire dal Portogallo con la visita di Lisbona e Porto con le mie amiche di sempre, per proseguire con gli Stati Uniti dove ho visto Seattle e Denver, per passare dalla Grecia con la bianchissima e romanticissima Santorini, per arrivare a Londra, cosmopolita, mai stanca, colorata, allegra con le sue bellissime Olimpiadi e per concludere con Formentera, il relax e il divertimento, il dolce far niente….

Di questo anno ricorderò il piacere per la scrittura, un porto sicuro da cui partire per poi tornare. Un porto in cui rifugiarsi quando non escono le parole.. quando faccio fatica ad esprimermi.. quando mi chiudo a riccio e lascio il mondo fuori.

Ho scoperto che mi piace fotografare.. i dettagli, i momenti, le linee, gli equilibri geometrici, le foglie, le nuvole.. tutto ciò che senza alcun contesto non ha alcun bisogno di spiegazione.

Lascio il 2012 senza rimpianti, senza malinconie… soddisfatta per il viaggio che ho percorso… per quello che ho imparato….

che la vita è una e va vissuta…. ed è più bello dire “ho sbagliato” invece che “se avessi fatto.. se avessi detto“…

che vale la pena lottare e insistere se si vuole ottenere qualcosa che si desidera….

che l’attesa per qualcosa a cui si tiene è bellissima….

che è bello anche stare da soli ogni tanto per parlare con se stessi invece che continuare a sfuggire..

che il disordine attorno a noi a volte è insignificante se dentro di noi c’è pace e serenità…

Buon Anno Nuovo a tutti :-)

Se finisse il mondo….

Il 21 Dicembre dicevano che il mondo sarebbe finito. Il 21 Dicembre era stata decretata la fine del mondo dai Maya. Leggenda o meno forse è stata davvero la fine di un mondo e l’inizio di un altro mondo. Chi lo sa. E se fosse la buona occasione per reinventarsi e per trovare un nuovo noi.. più pulito, più rilassato, più maturo? E se fosse davvero un nuovo punto di partenza per un nuovo viaggio con noi stessi?

Mentre vi lascio a queste domande che meritano tempo e riflessione… volevo parlarvi di un post della mia amica Sara che ho letto proprio il 21 e che voglio utilizzarlo come modello di riflessione. Il suo post aveva come titolo “A che ora è la fine del mondo?”

Il post è formato da una serie di domande veloci che ci aiutano a riflettere su chi e cosa salveremmo nel caso il mondo stesse davvero per finire…

Se finisse il mondo… cosa salvi?

Una persona

Difficile rispondere.. sono tante le persone che porterei con me. Tante nel senso più di una. Non mille, ovviamente. Se dovessi sceglierne una.. beh porterei mia mamma: unica, fidata, per sempre. Se è vero che nulla è per sempre esiste però un’eccezione: l’amore materno, che non vuole nulla in cambio, che non si stanca mai, che non ha paura, data di scadenza, non scende a compromessi… è genuino, sincero e senza limiti. L’amore materno non ti dirà mai “che non sente più le farfalle nello stomaco, l’eccitazione dell’inizio e la voglia di scoperta“… l’amore materno non sa neppure il significato di queste parole.. Una mamma ti ama per come sei, ti ama quando sei arrabbiata, quando hai le tue giornate no. Una mamma non arriva senza chiedere permesso e non se va quando è stanca. Una mamma è sempre con te, nel bene e nel male.

Un oggetto

Sarò materiale… ma fa lo stesso. Porterei l’iphone. Dentro c’è tutto: le foto dei momenti più belli dei miei ultimi tre anni di vita, i messaggi a cui tengo di più, le note su cui scrivo ciò che non riesco a dire a voce.

Una canzone

Mi piace cantare. Canterei sempre, ovunque e dovunque. Se dovessi scegliere beh.. sarebbe difficile.. ma saprei cosa scegliere. Maledetta Primavera di Loretta Goggi. Mi piacciono le sue parole “per innamorarmi basta un’ora, che fretta c’era maledetta primavera“. Mi ritrovo del tutto.. e comunque non deve essere per forza primavera.. Ogni stagione offre buone occasioni ;-)

Un libro

L’ultima riga delle favole di Gramellini. Un libro che mi ha lasciato tanto. Un libro che mi ha aiutata a ricominciare, a voltare pagina, a capire che oltre il mio comodo torpore, c’era e c’è un mondo a colori, fatto di emozioni vere.

“Innamorarmi della mia anima?! E come si fa?”

“Ti do un indizio….Ricomincia dall’inizio”

Un film

Bodyguard con Whitney Huston e Kevin Costner. Romantico quanto basta ma senza happy ending. Il film che guarderei anche dieci volte di seguito… senza annoiarmi, anche e soprattutto per la sua colonna sonora.

vestitoUn vestito

Più di uno… sono maniaca. Mi piacciono i vestiti. Colorati, scuri, lunghi o corti.

Probabilmente porterei uno degli ultimi che ho comprato.. quello rosa fuxia, frizzante, estivo, leggero…

Un sito

Questo blog…. permettetemi l’egoismo. Mi piace rileggerlo, ritrovarmi, lasciarmi andare ad un pianto… oppure ad un sorriso. Questo blog sono io nelle mie molteplici sfumature.

Un mezzo di trasporto

I piedi. Quanto è bello camminare… da soli con i nostri pensieri, in due osservando le nostre ombre e immaginando i nostri pensieri, in gruppo ridendo e scherzando.

Un piatto

Non un vero e proprio piatto… la cioccolata.. buona in ogni momento. Con qualsiasi abbinamento e/o stato d’animo.

Un ricordo

Marco, il suo sorriso, la sua voglia di vivere, che porto sempre con me, ovunque io sia.

tramontoUn tramonto

Tanti, uno … nessuno.. centomila…

Forse l’ultimo che ho visto. Il più intenso, rosso come il fuoco, unico, intenso, nostalgico, dolce..

Una foto

La foto di gruppo del viaggio in Portogallo..  siamo noi, spensierate, allegre… contente per il solo fatto di stare insieme… grazie amiche.

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E ora tocca a voi?

Se finisse il mondo.. cosa portereste con voi?

:-)