#NEVADOFIERA, esercizio eccellente per l’autostima

Non ho mai avuto troppa autostima, anzi ci sono giorni in cui proprio esce di scena dalla mia vita per poi tornare a fare capolino.
Quindi appena ho letto il post di Valentina ho colto la palla al balzo, e così come amo fare l’esercizio di #3cosebelle (non dico tutti i giorni, ma molto frequentemente), ho deciso di stilare la mia personale lista delle tre cose/azioni di cui vado fiera con la promessa di rileggerla ogni qualvolta in cui l’autostima prenderà la via d’uscita…

1. Riconoscere il buono da ogni situazione: sia nel lavoro sia nella vita personale ci sono momenti, giornate e talvolta veri e propri periodi in cui è tutto nero, tutto va storto e non succede niente di bello.. anzi si ha proprio la sensazione che tutto vada al contrario di come deve andare. Con il tempo e con l’età (e con il senno di poi…) ho imparato che non tutto il male viene per nuocere, che dietro qualsiasi brutta esperienza, o brutta giornata si nasconde un’opportunità o in generale qualcosa di buono. Provate a farci caso d’ora in avanti.. fate un piccolo sforzo… se qualcosa non va come dovrebbe andare, provate a pensare a cosa vi ha insegnato quell’esperienza? Sono sicura che qualcosa c’è sicuramente.

io2. Vivere le sfide: anche se ammetto senza vergogna di essere una fifona, amo le sfide. Amo sfidarmi, amo mettermi alla prova con la sana consapevolezza che potrei fallire e potrei uscirne frustrata, piegata. Ma come mi ha detto un caro collega pochi giorni fa di fronte ai miei dubbi “chi non risica non rosica”… e quindi avanti tutta.

3. L’idealismo: si ne vado fiera. Ne vado fiera perché è qualcosa di sempre più raro. Ne vado fiera anche se mi fa soffrire, anche se mi fa apparire estremamente ingenua agli occhi degli altri, anche se mi fa ingoiare rospi quotidiani, anche se blah blah blah. Ne vado fiera perché spero che le cose possano sempre cambiare, perché spero che dopo una fine ci sia sempre un meraviglioso inizio…

Questo è quello di cui vado fiera…

P.s questo è un post scritto d’impulso, di getto.. di quei post che non rileggo, che sarà sicuramente pieno di refusi. Per questo mi scuso in anticipo…

Il momento giusto

Il momento giustoEsiste il momento giusto per tutto: per dimenticare.

Non è facile dimenticare, anzi. A volte per un orgoglio che preferiamo chiamare pigrizia non lo facciamo o se lo facciamo lo facciamo in parte serbando per tanto tempo rancore. Ma prima o poi arriva il momento giusto per farlo, bene (aggiungo). E quando arriva è bellissimo.

Esiste il momento giusto per tutto: per amare.

Non è facile amare, anzi. A volte ci riempiamo la bocca di questa parola. Quante parole sono state spese sull’amore? Credo che l’amore come il dolore siano qualcosa di molto personale. E’ difficile che si possano scrivere libri e poesie univoche sull’amore. A volte facciamo pure fatica ad accettarlo, sempre per colpa del maledettissimo orgoglio che ci siamo costruiti come difesa dalla paura. Ma prima o poi arriva il momento giusto in cui ci spogliamo di questa paura e capiamo che non c’è più tempo da perdere. Perché è il momento giusto per pronunciare quelle due parole così corte ma così piene di vita. E una volta pronunciate, ci rimproveriamo per non averlo fatto prima. Ma ripeto forse è proprio quello il momento giusto.

Esiste il momento giusto per tutto: per partire.

Non intendo partire per un week end a Londra o per la vacanza estiva. Intendo un’altro tipo di partenza. Per una serie di motivi o forse anche solo per uno ho deciso di partire per l’Africa. Non per sempre, non credo. O meglio non lo so.
So solo che voglio andare, capire meglio, spogliarmi di certe falsità e superficialità, che ammetto non sopportare più e tornare.
Egoisticamente tornare pensando di essere cambiata per sempre.
Tornare pensando di convivere meglio con le mie paure, le mie contraddizioni, le mie ragioni e le miei fragilità.
Ma questa è un’altra storia che approfondirò più avanti…
Arriverà anche il momento giusto per parlare dell’Africa…

Di natura sono riflessiva.

pensareDi natura sono riflessiva. Forse troppo.

A volte mi perdo nei labirinti di ragionamenti contorti senza fine. Ma soprattutto senza senso. Penso, penso, rifletto. Penso così tanto che diventa impossibile dormire.

Perché poi dopo che i pensieri si sono infittiti.. non lasciano spazio ad altro.

Prendono il monopolio di tutto, della mente e del corpo..

Occhi spalancati.

Battiti accelerati.

Poi la paura si impossessa di me.

Alla fine.. mi addormento. E un nuovo giorno nasce. E si ricomincia

Di solito mi capita di pensare così tanto in profondità quando mi fermo dalla velocità e dalle giornate così meccaniche che vivo. Dove tutto accade seguendo ritmi, regole, flussi decisi da altri. Tutto scorre più o meno velocemente. Si è abituati a pensare a compartimenti stagni. Poi quando arriva il tanto atteso tempo libero, ti fermi e inizi a pensare. Nel mio caso il pensare è anche associato alla scrittura. Penso e scrivo. Scrivo e rileggo. Rileggo e penso. Un circolo virtuoso di gioie e dolori.

Poi è di nuovo lunedì…

ogni giorno sono diversa

ogni giorno sono diversaogni giorno sono diversa
ti capiterà di vedermi sorridere così tanto che ti chiederai quale mistero o fortuna si cela dietro così tanta improvvisa felicità.

ogni giorno sono diversa
ti capiterà di vedermi ridere, ma ridere di pancia. di quelle risate senza motivo. improvvise, genuine, spontanee. senza motivi concreti.

ogni giorno sono diversa
ti capiterà anche di vedermi triste, di quella tristezza palpabile, di quella tristezza visibile a occhi nudi. Quella tristezza che puoi capire dai movimenti del corpo e dai lenti e profondi battiti di ciglia.

ogni giorno sono diversa
ti capiterà di vedermi nervosa. Quel nervosismo che si stampa sulla fronte o vicino alla bocca in quella ruga di espressione che si allunga verso il basso in verticale. Quel nervosismo che ho nelle mani, che si agitano senza trovare pace. Quel nervosismo che ho nelle parole, taglienti, fredde e impaurite.

ogni giorno sono diversa
ti capiterà anche di vedermi piangere. Piangere di gioia.
Sai anche adesso mentre scrivo e mi spoglio davanti a un “foglio bianco” piango. Piango perché scrivo di me, perché apro il cuore.
Piangere di empatia quando incontro qualcuno buono che parla con il cuore.
Piangere di rabbia per le ingiustizie del mondo più vicino, ma anche più quelle lontanè..
Piangere di stanchezza quando mi sento senza speranza..

ogni giorno sono diversa

Un altro anno e’ finito

20131224-204415.jpgUn altro anno e’ finito.
L’anno delle non conferme. E dell’instabilità.
Ma anche l’anno dove ho maturato decisioni importanti. Dove ho fatto i conti con me stessa, con la vita, con il futuro. L’anno che ti sbatte di fronte certe verità e certe realtà da cui non puoi più fuggire, che non puoi far finta di non vedere. Per me l’anno della maturità.

Proprio ieri ho cambiato il mio profilo di Twitter. Ora non parlo più di dolcezza, lieto fine e numeri pari. Oggi sono più concreta o perlomeno ci provo. Ammetto come sono e forse non me ne vergogno più.

L’anno in cui capisci che o smetti di lamentarti per far confluire le tue insoddisfazioni e le tue energie in un progetto più grande oppure ti uniformi passivamente al resto del mondo.

L’anno in cui capisci che lo devi fare prima per te stessa, per il tuo bene.
L’anno in cui arrivi alla conclusione che non ha più senso rimandare.

Non c’è più alcun motivo ne tempo per farlo.
L’anno in cui capisci che non basta “raggiungere” un sogno, un obiettivo.

Bisogna saperlo alimentare con la stessa passione che hai messo per raggiungerlo…
L’anno in cui scremi, in cui capisci che chi conta si conta davvero in poche dita e ciò che ti rende felice anche.

Un amore “senza se” e “senza ma”

Ci sono canzoni che ci ispirano in un qualche modo.

Ci sono canzoni che ci permettono di fare considerazioni che a volte nella frenesia della nostra vita non facciamo.

In particolare c’è una canzone che mi ha colpito ultimamente e si tratta di Se non Te di Laura Pausini.

Questa canzone nella sua semplicità è stata per me fonte di ispirazione per questo post che voglio pubblicare in occasione del Natale come ringraziamento, perchè sono fermamente convinta che non ringraziamo mai abbastanza chi ci vuole davvero bene senza se e senza ma.

A voi che mi avete insegnato l’umiltà
A voi che mi avete insegnato la dedizione per il lavoro e il valore del denaro
A voi che mi avete sempre permesso di sognare senza negarmi mai nulla
A voi che mi avete insegnato che bisogna avere pazienza
A voi che mi avete sempre ripetuto che “il tempo è galantuomo”
A voi che avete sopportato le mie lacrime e i miei mutismi
A voi che sopportate quotidianamente le mie frustrazioni e le mie battaglie personali per un mondo meno ingiusto e più democratico
A voi che rispettate il mio idealismo
A voi che avete sempre appoggiato i miei sogni e i miei progetti e spero che continuerete a farlo
A voi che mi ascoltate senza interruzione nei miei frequenti flussi di coscienza
A voi che siete “oggettivi” quando parlate di me
A voi il mio più grande ringraziamento per il vostro amore infinito “senza se” e “senza ma”

VI VOGLIO BENE…

genitori

Felicità

Ce lo chiediamo da quando siamo nati, o come minimo da quando abbiamo scoperto che esiste una parola legata a questo stato d’animo, se così si può definire. A scuola abbiamo scoperto che prima di noi, ma molto prima di noi filosofi, psicologi, artisti e quant’altro hanno indagato non solo sul suo significato, ma anche sulle sue cause. Se vado su Google oggi e digito questa parola escono risultati tra loro molteplici e differenti: canzoni che hanno fatto la storia, libri, siti che raccolgono frasi di autori famosi su tale tema, film che hanno sfruttato il potere di questa parola e hanno così riscosso successo, immagini evocative… e tanto altro ancora.

Sto parlando della felicità e della nostra costante sua ricerca o perlomeno del suo raggiungimento. Non sono di certo qui per raccontarvi cosa sia, cosa significa, dove la si trova e come si mantiene. Il mio non è di certo un blog che vuole dare “5 consigli per essere felici”. Ci mancherebbe. Però voglio dirvi cosa penso oggi e cosa ho sempre pensato sulla felicità. Ma prima vi spiegherò perché ho deciso di scrivere un post sulla felicità. E ve lo dirò con questa immagine.
Matrimonio Giulia e Marco
Quando ho trovato questa foto, scattata il 20 luglio scorso in occasione del matrimonio di una mia cara amica, ho avuto la conferma che felicità è fatta di piccoli e semplici momenti, come questo della foto. Banale, direte. Forse sì. Ma quando siamo tristi per i fatti nostri, nervosi per motivi futili, arrabbiati per questioni superficiali ricordiamoci di quando magari anche solo cinque minuti prima siamo stati felici. E’un piccolo esercizio che potete fare per stemperare un motivo di inutile tensione. Vi porterà grandi risultati. Se questo non basta, la sera prima di dormire prendete un foglio e ripensate a tre “cose belle” che sono successe nel giorno che sta finendo. Anche questo vi sembrerà banale, ma fatelo. Non l’ho inventato io. Si tratta di un piccolo esercizio che ho scoperto nel blog di Fraintesa. Se siete Twitter addicted cercate tutti i risultati con l’hashatag #trecosebelle

Ora vi dico i miei piccoli momenti per essere felice:

Sono stata felice quando ho ritrovato questa foto
me&you
Sono stata felice quando ho incontrato dopo 12 anni la mia sorella australiana, Breony
me&breony
Sono felice quando vedo che un mio consiglio può anche sono tranquillizzare una persona
Sono felice quando bevo il caffè del sabato pomeriggio con le mie amiche
caffè
Sono felice quando mi dicono che sono “buona” perché finalmente so che non è un difetto
Sono felice quando mi sveglio al mattino e leggo un messaggio di buongiorno
Sono felice quando riesco ad emozionare con le mie parole

Ma ora tocca a voi.
Quando siete felici?